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http://ideodromocasapound.org/index.php?option=com_content&view=article&id=199:il-venerdi-nero-di-lrepubblicar-di-avgvsto&catid=52:pendieri-di-casapound
Venerdì mattina. Girando su Facebook, vengo a sapere che «Repubblica» – il quotidiano della Sinistra al caviale e dal buonismo sempre in canna – ha pubblicato sul suo inserto settimanale – con tanto di copertina! – un dossier su CasaPound. Esco di corsa e mi precipito all’edicola, sperando che il mio fido giornalaio non abbia esaurito il pregiato foglio. Pericolo scampato, nonostante una punta di ribrezzo per aver dovuto spendere ben 1 euro e 50 per il quotidiano dei facchini di De Benedetti. Vabbe’ dài, pe na vorta se po fà…
Ora, però, lo devo ammettere: sono partito prevenuto. Prima di aprire il settimanale mi son detto: «Figurati che cosa avranno potuto scrivere questi qui su CasaPound. Sono sicuro che, una volta letto, mi accorgerò di aver buttato i soldi e di essermi roso il fegato invano».
In effetti, alla fine della lettura la palle mi girano non poco. Devo dar loro atto, tuttavia, che ci sanno proprio fare: linguaggio apparentemente obiettivo e super partes, condito però da sarcasmo strisciante e frecciatine varie, sapientemente distribuite nelle non troppe pagine del dossier. Toni un po’ paternalistici e un po’ moralistici, attenta e meticolosa salvaguardia della “scientificità” del giornalismo da inchiesta, e il gioco è fatto. Quasi ti viene lo sconforto, appurando con quali specialisti della deformazione ti tocca combattere.
Ora, sarebbe inutile prendere le singole parti degli articoli e delle rubrichette varie per confutarli. Mi limito solo a qualche considerazione.
Innanzitutto, perché dopo Oltrenero si sentiva il bisogno di un altro dossier del genere? In effetti, le linee-guida e gli scopi del «Venerdì di Repubblica» sono più o meno gli stessi (con foto di Cosmelli e articolo di Mathieu inclusi). Forse che il vostro Oltregrigio (come lo ha ribattezzato Scianca) se lo sono filato in pochi? Forse sì: e allora vai con l’insertone di uno dei quotidiani più venduti in Italia (con tanto di copertina)!
Insomma: c’è una «tribù» (p. 15) che sta crescendo, che «rivendica il fascismo», che però al tempo stesso rompe e supera gli schemi e – sommo pericolo – sta mietendo numerosissimi consensi nelle scuole. E il lato politico? Si sono chieste le Vestali della Costituzione, perché CasaPound cresce? Solo per la saldezza della comunità? Solo perché ha rinnovato il linguaggio? Solo perché parla del «Che»?
In verità i Supremi Tutori della Democrazia se lo sono chiesto e l’hanno pure capito. Gli è che non ce lo vogliono dire. Eh sì, sono un po’ neghittosi e oziosi di questi tempi… Dov’è il «Mutuo Sociale»? Dov’è «Tempo di essere madri»? Dov’è, insomma, la politica, cioè il cuore di CasaPound? Be’, non crederanno mica di aver archiviato la pratica con qualche rigo, spero?!
Dov’è la cultura? Dov’è l’«Ideodromo», il posto dove corrono le idee?
Dov’è l’arte? Dov’è il Circolo Futurista? Dov’è il Turbodinamismo? Nulla.
In poche parole: ristiamo di nuovo a Oltrenero, e già Scianca ci aveva detto più o meno queste cose.
Ma allora perché? Anche a questo aveva risposto Antonini, parlandoci sempre di Oltrenero: la paura. La paura di un fenomeno che non si riesce a ricondurre negli angusti schemi convenzionali, che sono poi la garanzia del “quieto vivere democratico”. La paura di non riuscire a capire e spiegare sino in fondo un’avanguardia. Be’, comprensibile: ma, infatti, che c**** di avanguardia è quella che si fa capire da tutti (specialmente da quelli che ragionano secondo i vecchi steccati ideologici)? Non sarebbe un’avanguardia allora…
Ma – e qui è il succo di tutta la questione – perché aver paura e lanciare l’allarme? Forse che CasaPound, ora come ora, è in grado di contendere la supremazia ai colossi della partitocrazia italiana, di dichiarare guerra alla mafia politica, economica e culturale che in Italia la fa da padrone? No di certo!
Il motivo è un altro. In questo ci viene in soccorso Ernst Jünger che, descrivendo il funzionamento delle nuove dittature liberal-capitalistiche nel suo celeberrimo Trattato del Ribelle, ebbe a dire:
«Dal punto di vista tecnico, le elezioni in cui il cento per cento dei suffragi risulta conforme all’orientamento desiderato non presentano difficoltà di sorta. […] Cento per cento: ecco la proporzione ideale, che rimane irraggiungibile come tutti gli ideali. […] Nei luoghi in cui la dittatura ha ormai consolidato la propria posizione, il novanta per cento dei consensi sembrerebbe un risultato troppo modesto. Un uomo su dieci sarebbe in cuor suo un nemico: non si può pretendere che le masse accettino una cosa simile. E invece, un totale di schede nulle o di voti contrari che si aggiri attorno al due per cento sembra non solo tollerabile, ma addirittura vantaggioso. […] Gli organizzatori traggono un duplice vantaggio da quei due voti: in primo luogo essi conferiscono attendibilità agli altri novantotto in quanto attestano che ciascuno avrebbe potuto esprimersi come quel due per cento. Ogni voto favorevole acquista così valore, autenticità e validità. Per le dittature è importante dimostrare che con esse non è venuta meno la libertà di dire di no. Ed è questo uno dei più grandi complimenti che possano essere rivolti alla libertà.
Ma il nostro due per cento offre anche un secondo vantaggio: tiene vivo quel movimento incessante di cui le dittature hanno bisogno. […] Il cento per cento significherebbe l’ideale, con tutti i rischi che comporta il raggiungimento di un traguardo. […] Sempre, dinanzi allo spettacolo di una grande fraternità, bisogna chiedersi: dov’è il nemico? […] Il semplice consenso non basta alle dittature: per vivere esse hanno bisogno altresì di incutere odio e, per conseguenza, di seminare il terrore».
Ci sono molti modi di «incutere odio» e «seminare terrore»: uno potrebbe essere, ad es., quello di un dossier, apparentemente bonario e paternalistico, che ti sciorina una realtà deformata e caricaturizzata, ma comunque convincente e allarmante.
Leggi l’insertone di «Repubblica», fai qualche smorfia, ti indigni e ti rincuori perché il tuo antifascismo brevettato e preconfezionato ha ancora un senso. Ritorni alla rassicurante tranquillità della «dittatura del sorriso» e passa la paura. Per ora…

CRISI ECONOMICA: VERBANIA, CASAPOUND VCO A CORTEO LAVORATORI SITCUPRO
CENITI, BELLO VEDERE BANDIERE PARTITI E SINDACATI UNITE A TUTELA TERRITORIO
Verbania, 18 nov. (Adnkronos) - Stamattina una trentina di militanti di CasaPound Italia Vco ha partecipato al corteo indetto dai sindacati a difesa della fabbrica Sitcupro di Pieve Vergonte, dove circa 130 operai sono a rischio cassintegrazione. Uno striscione, 'Diritto al lavoro', tante bandiere di Cpi e un tricolore, ''a simboleggiare la difesa posti lavoro della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e il 'no' alle delocalizzazioni'', spiega Giovanni Ceniti, coordinatore provinciale di Casapound Italia Vco.
''La difesa del territorio e dei lavoratori della provincia del Verbano-Cusio-Ossola messi in difficoltà dalla crisi economica è una battaglia che CasaPound Italia Vco porta avanti da tempo - aggiunge Ceniti - Dopo il concerto per raccogliere fondi necessari a sostenere il progetto 'Lift' della fondazione Comunitaria del Vco e la lotteria destinata ad aiutare le famiglie dei lavoratori della nostra provincia che subiscono sulla propria pelle licenziamenti e cassa integrazione, oggi siamo scesi in piazza al fianco degli operai per dire no a chiusure e delocalizzazioni delle fabbriche. E vedere le bandiere di partiti e sindacati unite a tutela del territorio e del lavoro, al di là delle appartenenze e delle posizioni politiche differenti e' stata una grande soddisfazione''.

Torino: molestie sessuali a Palazzo Nuovo, il Blocco Studentesco incontra la direzione amministrativa dell’Università Dopo la denuncia, da parte del Blocco Studentesco Università, di molestie sessuali ai danni di studentesse nei bagni femminili a Palazzo Nuovo, sede delle Facoltà Umanistiche, Luca Falcini consigliere della Facoltà di Giurisprudenza è stato convocato questa mattina dalla direzione amministrativa dell’Università degli Studi. “Siamo soddisfatti del tempestivo interessamento da parte delle istituzioni universitarie” commenta Luca Falcini “ci è stata assicurata una maggiore attenzione a questi episodi da parte dell‘Università”. “Il nostro obiettivo come Blocco Studentesco e rappresentanti degli studenti, è stato quello di mettere a conoscenze gli studenti di questi spiacevoli episodi che ci auguriamo cessino immediatamente grazie anche all’attenzione mostrata da media e organi istituzionali”. Blocco Studentesco Università  


Università: Blocco Studentesco Torino denuncia molestie sessuali ai danni delle studentesse di Palazzo Nuovo
“Apprendiamo con stupore che alcune studentesse frequentanti Palazzo Nuovo sono state molestate da non studenti nei bagni femminili” dichiara Luca Falcini, consigliere di Giurisprudenza “pare non si tratti di episodi isolati, ma già da qualche tempo Palazzo Nuovo è teatro di episodi deprecabili”.
“Faremo presente questi brutti episodi negli organi collegiali in cui siamo presenti” conclude Falcini “augurandoci che Palazzo Nuovo torni ad essere luogo di cultura e non una zona franca in cui il degrado impera”
Blocco Studentesco Università
Per info:
339 77 54 157

TORINO: CASAPOUND ITALIA TORNA IN PIAZZA SAN CARLO RACCA, SENZA ANTIFASCISMO MILITANTE REGOLARE ATTIVITA'
Torino, 14 novembre 2009 - Per tutto il pomeriggio di oggi, CasaPound Italia ha effettuato un banchetto in piazza San Carlo, nel centro di Torino, per esporre le proprie iniziative. Nello stesso luogo dove c'è stata l'aggressione il 24 ottobre scorso, per ore i militanti dell'associazione hanno svolto la propria attività politica. "In 3 ore distribuito oltre 3000 volantini - dichiara Marco Racca, responsabile piemontese di CasaPound Italia - Abbiamo esposto ai cittadini varie nostre attività, abbiamo ricevuto attestati di stima, ma ci siamo anche confrontati con idee diverse dalle nostre".
"Abbiamo dimostrato che, senza i fomentatori di odio antifascista fuori tempo massimo, le attività si svolgono regolarmente, e la gente capisce chi è al suo fianco e chi invece pensa al proprio interesse senza curarsi di giustizia sociale, carovita, e dei problemi dei nostri tempi", continua Racca, sottolineando la grossa mobilitazione delle Forze dell'Ordine: "E' spiacevole vedere come debba esserci un così grande dispiegamento di forze, pagate dallo Stato e dai contribuenti, per colpa di un centinaio di balordi che fanno della violenza l'unica arma politica, contro il volere di chi vive la città, e soprattutto a loro spese".
INFO: 339.25.66.039 - casapoundtorino@yahoo.it
Martedì 10 Novembre 2009 12:50
Antifaschistischer Schutzwall. Muro di protezione antifascista. Così, nell’agosto del 1961, i burocrati stalinisti della DDR chiamavano la barriera di filo spinato – ben presto sostituita da fortificazioni in cemento armato – destinata a separare la Berlino occupata (sì, occupata…) dalle truppe occidentali da quella conquistata dai sovietici. L’antifascismo: era questa la motivazione ufficiale. Eppure nelle ipocrite rievocazioni del ventennale della caduta nessuno ne ha fatto menzione. C’è poco da fare, viviamo in un’epoca meschina: sono sempre i massacratori di ieri a spiegarti, oggi, quanto fossero brutti quei massacri, dicendoti che magari è pure colpa tua. Aguzzini che si riciclano moralisti: così, senza vergogna.
Perché parliamoci chiaro: il Muro di Berlino era cosa loro. Non lo dicono, creano cortine fumogene parlando a casaccio di “libertà” e “democrazia”. Tanto chi se ne frega, metà degli spettatori della farsa non sanno nemmeno chi l’ha tirato su, questo maledetto Muro. E certo i media stanno bene attenti a non pronunciare quella parola (“antifascismo”) che suona come il loro peccato originale, la loro eterna colpa. E allora diciamolo noi: il Muro di Berlino era antifascista. Per volontà di chi l’ha costruito e per significato storico. E antifasciste erano le guardie che pattugliavano entrambi i lati della infame barriera, divise da un gioco delle parti attuato sulla pelle dell’Europa, ma unite nel sottomettere quest’ultima.
Adriano Romualdi, non a caso, lo definiva l’unico, vero monumento alla vittoria alleata durante la seconda guerra mondiale. E invitava la gioventù europea a concentrare i suoi sforzi rivoluzionari verso il suo abbattimento anziché verso cause più esotiche e più infantilmente romantiche. Aveva come al solito ragione lui. Il Muro di Berlino è stato in effetti per anni il monumento più rappresentativo d’Europa. Rappresentativo di un continente spossessato del duo destino e del suo ruolo, dello stupro dei suoi popoli, del regno del crimine organizzato instauratosi sulle macerie fumanti di una civiltà. Se i costruttori di storia e gli eroi fondatori sono tali nel momento in cui tracciano confini, dando in questo modo ordine al caos, chi erge muri come quello che per anni ha deturpato il corpo e lo spirito di Berlino compie esattamente l’operazione inversa. E’ alfiere del caos contro il cosmos. Tesse la trama della devastazione, non dell’ordinamento. Umilia un popolo, anziché “metterlo in forma”.
I confini – per carità: sempre porosi e mobili, sempre dinamici ed eternamente da riconfermare – appartengono alla vitalità della storia e alla dialettica dei popoli. I muri, invece, sono roba loro. Appartengono alla loro concezione del mondo. I muri ce li hanno nell’anima, loro. Come il muro di Padova, costruito da un’amministrazione di centrosinistra in una periferia degradata per tentare di tamponare le falle di un sistema che loro stessi hanno costruito, foraggiato, alimentato, giustificato. Come la “barriera di separazione” costruita da Israele in Cisgiordania, 700 km di infamia rispetto al quale i “buoni” che oggi festeggiano hanno speso tante parole e zero fatti. Come il Muro di Gorizia costruito nel 1947 e collocato lungo la frontiera italo-jugoslava all’interno della città per separare l'abitato goriziano rimasto italiano dai quartieri annessi alla Jugoslavia.
Ma tutto ciò è molto meno cool di una comparsata berlinese per cianciare a sproposito di libertà. Sono vecchi, grigi, scassati come Trabant, eppure si riciclano come alfieri della libertà. La loro viltà è il cemento con cui sono stati impastati tutti i muri della storia. Sono antifascisti: il muro è cosa loro.
Adriano Scianca - Responsabile Cultura CPI
Tratto da www.ideodromocasapound.org
Per questo Natale è in corso l’iniziativa:
” Il panettone del sorriso”
una raccolta fondi a cui è abbinato l’acquisto di un PANETTONE artigianale tipo Milano
al costo simbolico di € 12,00 cadauno
Il panettone è prodotto dall’Azienda “La Torinese” e confezionato direttamente dai volontari Kons
In più abbiamo a disposizione un quantitativo di
Strenne Natalizie
costituite da:
Panettone Classico da 750 gr + 1 bottiglia di spumante Martini al costo simbolico di € 20,00, ideale per regali aziendali.
(vedi foto)
I panettoni verranno consegnati direttamente da un nostro volontario previa vs prenotazione via mail o via telefono al num 011 5508105 e dopo aver concordato giorno e orario di consegna.
L’Associazione Kons Onlus nasce nel luglio 2007 con l’idea di offrire sostegno a favore di iniziative mirate alla tutela e alla promozione dei diritti dell’infanzia, attraverso l’organizzazione di eventi e attività culturali, con l’intento di creare un connubio tra solidarietà e cultura.
Dal 2007 ad oggi abbiamo operato al fine di perseguire gli obiettivi che ci legavano direttamente all’Ambulatorio “BAMBI” dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, nato nel 2002 e dedicato all’abuso e maltrattamento sui minori. L’Ambulatorio BAMBI è l’unico centro in Italia a fornire un servizio di Pronto Soccorso attivo 24 ore su 24 ai minori vittime di abuso sessuale e maltrattamento ed è gestito da personale medico-sanitario e socio-assistenziale che interviene ufficialmente in tutti i casi di sospetto abuso operando direttamente presso l’Ospedale. Avendo reperito i fondi per dare un sostegno concreto all’Ambulatorio Dedicato al fine di ottimizzarne l’operato con l’acquisto di attrezzature e la formazione degli operatori, oggi l’Associazione persegue l’obiettivo principale che da tempo si è prefissata,
cioè quello di riuscire a reperire i fondi necessari ad adibire una struttura che possa ospitare, in condizioni di segretezza, bambini e donne che si trovano a dover scappare da una situazione di violenza e/o abuso.
Il progetto “Casa Kons” nasce con questa idea, quella di dare un rifugio sicuro a chi è stato violato nel corpo e nell’anima, un luogo dove trovare sostegno e conforto per il tempo necessario, ma soprattutto uno spazio in cui gli operatori Kons offrano la propria disponibilità ad accogliere, ascoltare e garantire un sostegno a queste persone.
Al fine di perseguire al meglio i propri obiettivi, l’Associazione Kons Onlus si adopera attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, la ricerca di Sponsor, l’organizzazione di iniziative finalizzate all’informazione e alle raccolte fondi in tutto il territorio Piemontese, oltre che all’organizzazione di eventi mirati alla divulgazione di questa importante realtà.
Saremo grati a chiunque vorrà aiutarci in questo importantissimo, quanto difficile percorso, attraverso la partecipazione alle nostre raccolte fondi oppure attraverso ogni altra forma di aiuto e contributo.
Ulteriori informazioni sono visualizzabili sul nostro sito internet: www.konsonlus.it
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